Pratiche BDSM – come funzionano e perchè piacciono

pratiche bondage

Molti luoghi comuni gravitano intorno al tema delle pratiche bondage-sadomaso e ciò ha provocato, e talvolta provoca ancora, una serie di equivoci che trasformano questo mondo intriso di piacere e complicità in luogo di sola depravazione e dolore fisico.

Noi assieme agli esperti di bdmistress siamo qui per smentire queste affermazioni banali che spesso si sentono e si leggono. Vogliamo affermare, infatti, cosa si cela davvero dietro il gioco di due parti che si contrappongono, in un contrasto che spesso è contrasto catartico, necessario, più mentale e affettivo che non fisico e sessuale.

 

 

 

La parte del sottomesso e la parte del dominatore

Tra i luoghi comuni più diffuso, quello che fa capo al carattere di chi prova piacere nella sottomissione è sicuramente il più sbagliato. Secondo alcuni, i soggetti timidi e indecisi sarebbero quelli più inclini alle pratiche di bondage-sadomaso. Nulla di più scorretto! Spesso sono proprio soggetti di sesso maschile con una vita lavorativa attiva e di successo a cercare una dominatrice che li faccia sentire sottomessi e apprezzi visivamente un tale spettacolo. Dall’altra parte, appunto, la mistress. Una donna diversa dalle altre, quasi speciale, la dominatrice ha l’abilità connaturale di percepire i desideri di un uomo, di interpretarli senza che questi abbia bisogno di parlare. Il bondage è una pratica che piace a quegli uomini che non chiedono nulla perché hanno di fronte una dominatrice che non vuole ascoltare nulla! Lei tiene il comando, decide e guida il gioco. E questo c’introduce alle due caratteristiche delle pratiche bondage-sadomaso che scopriamo nel paragrafo successivo.

Fiducia e complicità

Il termine bondage sadomaso accoglie in sé talmente tante attività e tecniche che sarebbe difficile elencarle tutte. Ma, se dobbiamo individuare due caratteristiche in grado di accomunare e sintetizzare tutte le pratiche, allora non possiamo non citare le limitazioni fisiche e sensoriali unite al voyerismo. Che si tratti di light bondage (praticato più in Occidente) o Shibari (che invece mira a una vera e propria mummificazione), il bondage-sadomaso prevede tecniche complicate, difficili da realizzare senza le necessarie competenze e che spesso possono indurre dolore. La dominatrice lo sa. Lo schiavo anche. Ma si fidano l’uno dell’altra. Sanno entrambi che il fine ultimo è quello di provocare piacere, fisico e psicologico.

 

In cosa si traduce il piacere psicologico?

Una sessione di bondage-sadomaso ha qualcosa che la differenzia da un comune incontro sessuale. È un vero e proprio rito e, come tutti i rituali, va organizzato nei minimi dettagli al fine di eliminare qualunque imprevisto. La dominatrice decide dove e quando vedersi. Il suo schiavo apprende passivamente la notizia. Nella mente della mistress, il quadro con la sua cornice e già chiaro e necessita solo del suo schiavo, ignaro di tutto ciò che è stato previsto per lui. Precisione, puntualità, controllo. Sono questi gli elementi da cui traggono davvero piacere entrambe le parti, impegnate in un gioco erotico il cui fine ultimo è di bandire l’ordinarietà e la casualità.

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